Il progetto di restauro: conservazione e innovazione

«Un’opera è come un essere vivente su cui viene segnato il passare della storia». Non una conferenza, ma un vero e proprio successo l’inaugurazione del ciclo di conferenze “Il progetto di restauro. Conservazione e innovazione”, organizzato dall’ Ordine degli Architetti della provincia di Catania e dalla sua Fondazione.
Marco Dezzi Bardeschi, uno dei maggiori esperti italiani in materia di restauro ha incantato il parterre d’eccezione che si è riunito per assistere alla relazione su “Corteggiamenti e Narrazioni – Progetti e cantieri 2009-2011”. Tra slide che hanno mostrato la perfezione del restauro di alcuni importanti lavori, domande su come sia possibile intervenire su un’opera già esistente lasciando intatta la sua bellezza e rendendola contemporanea e perfetta, non è mancata la voglia di un sincero confronto.
La sala conferenze dell’Ordine etneo è riuscita a stento a contenere i numerosi professionisti – tra cui i membri del consiglio catanese, importanti personalità del mondo accademico, del Fai, di Sicilia Antica, del Touring Club, e il sovrintendente di Enna, Fulvia Caffo – accorsi da tutta la Sicilia per assistere alla lezione magistrale di Dezzi Bardeschi, capofila di una scuola che si ispira a un semplice ma incisivo principio: conservare tutte le tracce storiche che il tempo ha lasciato su un monumento ed eventualmente aggiungere nuovi elementi architettonici per rendere il manufatto adatto a un uso contemporaneo.
Sinceramente e visibilmente compiaciuti il presidente dell’Ordine Architetti Luigi Longhitano, il presidente della Fondazione Carlotta Reitano, il presidente della Fondazione degli Ingegneri della Provincia di Catania, Santi Maria Cascone, che ha portato i saluti del presidente dell’Ordine Carmelo Maria Grasso.
«E’ stata una lezione intensa in cui Bardeschi ha ripercorso i suoi 60 anni di attività» ha sottolineato Longhitano. «L’idea del restauro che mette in campo Bardeschi è quello di un progetto dell’attività umana: l’architettura diventa il registro della storia, essere contemporanei anche nel restauro significa saper testimoniare il potere della propria epoca. L’importante è che l’intervento sia sempre reversibile. I monumenti sono opere aperte, a patto che si sappiano rispettare».
Porgendo sempre una rigorosa attenzione filologica al restauro, l’antirestauratore, come ama definirsi il prof. Marco Dezzi Bardeschi, ha messo l’accento sui casi urgenti di salvaguardia e di cura evidenziati dalla recente Architettura d’Autore, ricordando alla platea che il godimento estetico di un manufatto d’arte, per essere tale, impone di scegliere l’integro al mancante, il pulito allo sporco, il ripristino alla conservazione. Rammentando che tutto dipende spesso dal gusto, che è sostanzialmente frutto dalle condizioni oggettive e contingenti di un certo periodo storico.
Studio Immobiliare Salento – Affitta e Vende nel Salento

Lo Studio Immobiliare Salento oggi è una delle agenzie più altamente specializzate in consulenza e assistenza per la vendita e l’affitto di immobili in Salento, operante su tutto il territorio salentino. Il Salento fa parte delle mete turistiche più ambite per la sua ricchezza naturalistica, la gentilezza della gente del luogo, la pace che si respira nella vita quotidiana, e affittare in un tal contesto è un’ottima soluzione per chi sceglie di trascorrere le proprie vacanze in questa Terra, e magari ha dei bambini: in una casa lo spazio non è limitato al solo uso di una camera come all’hotel, e così si potranno condividere dei meravigliosi momenti in famiglia. Contrariamente ai viaggi organizzati inoltre, non ci sono orari restrittivi, pranzi o visite obbligatorie e quindi si potrà definire autonomamente il programma della vacanza secondo i desideri e della famiglia.
Perché affittare? Innanzitutto per lo Studio Immobiliare Salento, mette in evidenza l’intimità che in un hotel non si può avere come nel proprio appartamento, dove invece ci si potrà muovere con assoluta indipendenza. E poi perché affittando una casa in una delle bellissime cittadine del Salento, si può risparmiare fino al 50% rispetto al costo di un soggiorno medio in famiglia in un’altra struttura. Dunque sempre più numerose sono le persone che scelgono di vivere una vacanza in Salento non solo per le bellezze del luogo, ma anche per il prezzo inferiore e vantaggioso rispetto a quello di una camera in albergo, hotel, pensione.
E’ compito dello Studio Immobiliare Salento aiutare le parti a incontrarsi, ponendo l’accento sulle bellezze naturali del parco naturale di Otranto, sulle magnifiche spiagge di Pescoluse, sull’arte culinaria di Torre Pali, Torre Mozza e Lido Marini, sulle serate euforiche di Gallipoli… Un appartamento, una casa vacanza, una villa, una masseria in campagna, donano la possibilità di usufruire di una cucina attrezzata per esaudire le personali esigenze con un buon risparmio di denaro prezioso, opportunità di aggiungere posti letto, possibilità di privacy.
Perché acquistare immobili nel Salento? Naturalmente, l’acquisto di una proprietà immobiliare in un posto di vacanza come il Salento, meta turistica unica nel suo genere, è un investimento sul futuro. Lo Studio Immobiliare Salento guida passo dopo passo verso questo investimento immobiliare che riguarderà luoghi di ineguagliabile bellezza naturale, in cui la casa diventa un luogo di divertimento e di vacanza, ma anche un investimento sicuro per affittare a propria volta o rivendere.
Le serate di festa in piazza in Salento non mancano mai, a cominciare dal mese di giugno, per terminare a settembre: storicamente la piazza soprattutto qui in Salento, è sempre stata l’ambientazione tradizionale della festa, e vari eventi mettono in scena rappresentazioni teatrali, spettacoli musicali e rassegne artistiche di vario genere con artisti provenienti da tutto il mondo.
Si ricordano anche le sagre a base dei prodotti tipici locali, e solo per citarne alcune: la Sagra dei Prodotti Tipici a Tutino (Tricase), la Sagra te lu Purpu a Melendugno, la Sagra dell’Anguria a Parabita,la Sagra del Pesce Fritto a S. Maria di Leuca. Inoltre girando per le varie cittadine, si potrà scoprire tutto ciò che le caratterizza: folklore e tradizione aspettano i turisti nel pianeggiante entroterra salentino e presso i numerosi romantici porti.
Ingegnere conciliatore: a Catania il primo corso del sud Italia

A meno di un anno dall’emanazione del decreto legislativo 28 del 4 marzo 2010 – con cui nasce la figura del conciliatore professionista – non bisognerà attendere molto per il completamento di un percorso normativo che segnerà una svolta: giuridica, professionale e sociale. Dal prossimo 20 marzo 2011, infatti, prima di arrivare al processo civile si dovrà “transitare” a una mediazione obbligatoria, nei casi di una controversia in materia di: condominio, diritti reali, divisione, successioni, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari. Che tradotto in cifre – secondo una stima del ministero della Giustizia – significa 600mila cause (per i campi interessati), con una previsione, annunciata dallo stesso Alfano, di circa 200mila potenziali risoluzioni in sede di conciliazione.
Puntando la lente su Catania, le cause saranno in media 6mila: ma i nostri professionisti sono pronti per svolgere questo nuovo ruolo?
La prima risposta arriva dall’Ordine etneo degli Ingegneri, che grazie al lavoro di formazione e aggiornamento condotto dalla sua Fondazione, mette a segno un altro risultato: «Il primo corso di “Ingegnere conciliatore” nel Sud Italia – come spiega il presidente della Fondazione Santi Maria Cascone – che si svolgerà il prossimo mese di marzo e che rilascerà ai partecipanti il titolo legalmente riconosciuto dal ministero. Un corso d’eccellenza, dai tanti risvolti: lavorativo, etico, di snellimento e abbassamento dei tempi e dei costi giudiziari». Se n’è parlato ieri, 7 febbraio, in occasione del seminario propedeutico al corso – che ha già raggiunto il tetto massimo di iscrizioni con grande riscontro da parte degli ingegneri catanesi – al quale hanno preso parte: il presidente dell’Ordine Carmelo Maria Grasso che, in apertura dei lavori, ha sottolineato «la necessità per la categoria di allargare gli orizzonti e diversificare le attività professionali, cosa che è nel dna dell’ingegnere. Il fatto che il nostro Ordine sia al passo coi tempi, offrendo per primo l’opportunità di formazione e, quindi, di lavoro, è un orgoglio».
Ecco in breve l’iter per diventare ingegnere conciliatore, per l’esercizio della professione e le procedure, elencati ieri dal direttore del Corso Giuseppe Mammana: può accedere al percorso formativo chi ha un titolo di studio non inferiore al diploma di laurea universitario (triennale) o, in alternativa, chi è iscritto a un Ordine o a un Collegio professionale; il possesso di una specifica formazione o specifico aggiornamento almeno biennale acquisiti presso gli enti di formazione accreditati presso il Ministero di Giustizia. Il passo successivo è la frequentazione di un corso teorico-pratico formativo altamente specializzato di 50 ore e il superamento della prova finale di valutazione. Infine, il conciliatore professionista dovrà iscriversi presso gli organismi di conciliazione (ad un massimo di 5), pubblici o privati, presenti nel registro ufficiale del ministero di Giustizia.
Nel corso dell’incontro – moderato dal segretario della Fondazione Alfio Grassi e dal consigliere Giovanni Pampallona – sono stati molti i momenti di approfondimento e dibattito grazie agli interventi dell’amministratore Mediacom (l’azienda che realizzerà il corso composto di 64 ore, 50+14 di pratica e tecniche di negoziazione) Alfonso Maggio, di Francesca Mannino, componente del comitato scientifico del corso e coordinatrice formazione, e di Alberto Giaconia, componente dell’Ordine degli Avvocati di Catania.
L’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE
La mediazione/conciliazione è la procedura in cui un terzo neutrale ed imparziale (il mediatore) facilita il dialogo tra le parti con il fine di raggiungere un accordo. Il mediatore/conciliatore quindi non esprime alcuna opinione (se non richiesta da tutte le parti). La mediazione si avvia presentando la domanda presso l’organismo di mediazione, che designerà un mediatore e fisserà l’incontro con le parti entro – e non oltre – i quindici giorni dal deposito della domanda. Il conciliatore avrà un tempo massimo di quattro mesi per trovare l’accordo: in tal caso verrà redatto un “verbale di conciliazione”, sottoscritto dalle parti e dallo stesso conciliatore, in caso contrario verrà emesso un “verbale negativo” e si va al processo, ma il conciliatore potrà comunque formulare e indicare una proposta che verrà sottoposta all’attenzione del giudice.
La conciliazione può essere: facoltativa, obbligatoria (avviata volontariamente dalle parti, sia prima che durante il processo); obbligatoria (a partire dal 20 marzo 2011, nei campi indicati dal ministero); delegata (il giudice,anche a processo iniziato, potrà invitare le parti alla mediazione); concordata (prevista negli atti).
Architetti Catania: nasce il dipartimento governo del terrirorio

Fare sistema affinché l’esperienza di uno diventi l’esperienza di tutti. E’ questo l’obiettivo del nuovo Dipartimento Governo del Territorio (DGT) dell’Ordine degli Architetti di Catania, che ha riunito per la prima volta attorno a un tavolo i componenti delle Commissioni edilizie dei comuni della provincia etnea. «Un’iniziativa nata per far dialogare i professionisti delle pubbliche amministrazioni – spiega il presidente Gigi Longhitano – per offrire consulenza legale, per allineare procedure e istruzioni, con il fine di creare codici comuni su cui lavorare per rimettere in moto la macchina dell’ economia locale. La spinta per superare questo momento di stagnazione, infatti, può e deve partire dai professionisti operanti e competenti in materia di trasformazione del territorio».
Per far questo, il coordinatore del Dipartimento Angelo Ricceri, ha elaborato un database informatico (che verrà aggiornato online dagli stessi iscritti) contenente i riferimenti dei 43 architetti componenti delle Commissioni edilizie provinciali, sviluppando un planning che prevede una plenaria semestrale e incontri mensili nei vari Comuni. Data la complessità ed estensione della provincia, il territorio è stato suddiviso in tre aree: pedemontana, metropolitana e calatina.
«Le Commissioni sono il braccio periferico, l’avamposto per comprendere criticità e potenzialità del territorio – ha spiegato Ricceri – grazie a questo lavoro oggi abbiamo un quadro completo che ci consentirà di proporre e produrre alternative utili per rispondere alle esigenze dei cittadini e del territorio». Dagli strumenti di previsione urbanistica alle linee-guida per i pareri consultivi; dalla tutela paesaggistica alla ricerca & sviluppo in materia energetica, «il Dipartimento – continua Longhitano – offrirà consulto in ambito legale, tecnico e soprattutto deontologico, grazie all’apporto della Commissione in materia presieduta da Emilio Randazzo. L’Ordine etneo – che già dirige l’omologo Dipartimento della Consulta regionale, attraverso l’impegno dell’arch. Nuccio Russo – diventa così un’interfaccia territoriale per far convergere le istanze e convertirle in proposte istituzionali».
Presente all’incontro, anche l’arch. Giovanni Leone, membro della Commissione edilizia del Comune di Catania: «Siamo lieti per questa opportunità offertaci dall’Ordine – ha spiegato – grazie al Dipartimento, infatti, avremo modo di conoscerci, confrontarci e consultarci. Quello delle Commissioni edilizie è un tema davvero delicato, condizionato da ritardi, lungaggini burocratiche e strumenti ormai superati: basti pensare che all’interno del nostro regolamento edilizio (quello catanese, ndr) compare ancora il termine “potestà” e che paghiamo lo scotto di un PRG in attesa di essere attualizzato. Problemi che riguardano, con diverse prerogative, un po’ tutti i colleghi degli altri Comuni: criticità che su larga scala vengono aggravate da una disomogeneità territoriale che va a discapito della qualità».
«L’Ordine, quale catalizzatore di esigenze e urgenze – ha concluso Longhitano – continuerà a percorrere questa strada riunendo, tra un mese, gli architetti che hanno il ruolo di funzionari pubblici, per costruire un network al fine di elaborare piani di sviluppo reali e concreti».
